La Storia

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Valledoria appare, prima specie, come il centro di un territorio che inizia la propria storia di vita soltanto da qualche decennio a questa parte; in realtà le ricerche di alcuni studiosi hanno dato la stura alla scoperta di insediamenti umani portatori di importanti civiltà già in tempi remoti.
Si può tornare indietro fino ad addentrarsi tra la storia ed il mito per ricordare come non sia insolito né peregrino il credo popolare che vuol riconoscere nel piccolo stagno di acque calde sulfuree di Casteldoria, ora in territorio del nuovo comune di Santa Maria Coghinas, il luogo dell’Averno che Omero fa raggiungere da Ulisse, dopo essere stato accolto dall’ampia foce del Flumen, percorso poi nella sua parte terminale, allora praticabile con piccole imbarcazioni.

I reperti ritrovati consentono di affermare, con certezza, che il territorio fu interessato da insediamenti umani a partire dalla zona collinare della località La Muddizza (monti Ussoni), per poi allargare le sue mire anche alla sottostante pianura, man mano che la progressiva eliminazione della palude, evidenziava le doti di fertilità di quella parte di territorio.
L’importante produzione agricola, cerealicola in particolare, la facilità di accesso dal mare, e la possibilità di giungere fino all’interno lungo il tratto di fiume navigabile (il che consentiva di caricare i prodotti direttamente su luogo di produzione), contribuì a determinare le fortune commerciali della città-territorio di Ampurias (o, come pare fosse chiamata in origine, in termine greco, Emporion, luogo di commercio); sembra di poter affermare che l’area della foce del Coghinas costituisse un vero e proprio sistema portuale integrato, con attracchi senza moli, e con la penetrazione della navigazione fluviale probabilmente fino a due diramazioni-scalo nelle due sponde del fiume, in corrispondenza di Villalba e Cocina.
Gli scali, probabilmente, situavano in località Zilvara e Santa Maria Maddalena; altrettanto probabilmente il sistema integrato del porto commerciale, disponeva anche di capaci e comodi fondachi situati presso la foce del Flumen, in corrispondenza del piazzale dell’attuale chiesetta di San Pietro a Mare.
La presenza di una florida civiltà, risalente già al primo millennio, che avrebbe raggiunto il suo apice agli albori del secondo, per scomparire inesorabilmente subito dopo la prima metà di quest’ultimo, è testimoniata dall’attenzione che la Chiesa ha riservato a quel territorio; Ampurias è, infatti, tra le prime e più importanti testimonianze dei meccanismi d’espansione organizzativa della stessa Chiesa in Sardegna, fu sicuramente tra le prime sedi episcopali del nord isolano, che si potenziò fino ad attrarre verso di sé anche la diocesi di Civita (Olbia), costituendosi in unica diocesi per tutto il territorio dell’Anglona e della Gallura (1506), con gli stessi confini dell’attuale diocesi di Tempio-Ampurias.
Non si ha ancora certezza dell’ubicazione dei maggiori edifici di culto in quanto non sono mai state disposte ricerche archeologiche adeguate, ma qualche indizio rilevante fa credere che la Basilica potesse essere ubicata poco più all’interno della foce, nell’attuale pineta di San Pietro.
Nello stesso periodo, anche la politica trovò modo di insediarsi con efficacia nel territorio: si può ricordare l’importanza della Curatoria di Anglona, ed il Marchesato di Cocina che ebbero come sede centrale Cocina (ora Santa Maria Coghinas).
Paradossalmente, proprio quel periodo di maggior splendore costituì l’inizio del declino inesorabile e devastante di Ampurias e della Bassa Valle del Coghinas: la conquista spagnola e lo spostamento del centro di potere ad Ozieri, l’insediamento dei Doria a Castelgenovese, il trasferimento della sede vescovile in quello stesso centro (1508), determinarono la progressiva, ma rapida decadenza di Ampurias e lo smantellamento di quel razionale e efficiente sistema che l’aveva resa ricca e potente; gli assalti saraceni, il progressivo impoverimento delle sue difese, la malaria e lo spopolamento totale ne decretarono la scomparsa; alla fine del 1500 si concluse anche la fase di decadenza di Cocina, anche in conseguenza di un’epidemia di peste.
Gli insediamenti della zona si spostarono verso l’interno, ricostituendosi dapprima in piccoli agglomerati intorno alle numerose ville romane sopravissute, e poi accentrandosi nella più popolosa di quelle località: Sedini, i cui interessi si rivolsero principalmente ai rapporti commerciali ed economici in genere con il vicino centro di Nulvi.
Dovette trascorrere qualche secolo prima che alcuni imprenditori agricoli dell’interno, provenienti principalmente da Sedini, da Castelsardo e dalla Gallura (Aggius), tentassero di ridare impulso allo sfruttamento del pur sempre fertile territorio valligiano; nonostante le difficoltà di collegamenti per l’assoluta assenza di strade, e la presenza della grave piaga della malaria ritardassero lo sviluppo, pur prevedibile ed ineluttabile, del territorio, alcune famiglie si attestarono nell’immediato entroterra rispetto alla foce del Coghinas dando origine ad un piccolo villaggio, denominato Codaruina.
Soltanto dopo la seconda guerra mondiale, debellata la malaria, avviati importanti lavori di bonifica agraria e realizzata una prima rete di comunicazioni accettabili, lo sviluppo assunse ritmi e proporzioni più consoni alla potenzialità del territorio; ripresero le coltivazioni cerealicole e l’allevamento del bestiame, che resero alla piana il ruolo guida nella produzione e di nodo centrale per lo smercio dei prodotti agricoli.


 La costruzione di importanti opere idrauliche, e di una rete di distribuzione delle acque a servizio delle aziende per irrigazione garantirono il decollo delle colture orticole che proiettavano la piana della Bassa Valle nella costruzione di un futuro più roseo del remoto passato di splendore;

al centro dello sviluppo, ancora una volta, si veniva a trovare Flumen, l’antica Emporion, la vecchia Ampurias, la Codaruina del momento, la futura Valledoria; ma, in definitiva e sempre e comunque la foce del vecchio sereno ferace, e pur in parte ribollente, padre Fiume Coghinas.

Tratto dal libro: “ Isole Gemelle – Îles Jumelles, AA.VV.”
ed. La Grafica, Porto Torres 2004, pp. 97-105
a cura di Goffredo Mameli          
www.lionscastelsardo.it

Collegamento alla versione integrale del testo: 
Lion Castelsardo

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